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Caruso, da Trapani a erede di Zola fermato dalla sfortuna

Il fantasista ha rappresentato la punta di diamante della “nidiata” granata che sotto Olivastri sfiorò il titolo nazionale nella categoria Berretti

Giocava sempre Mario Massimo Caruso. Giocava in più categorie contemporaneamente, perché lui era il top. Un fantasista di grande livello che è stato fermato solo dalla sfortuna.

Nato il 30 luglio 1969, oggi compie 52 anni, cresce nelle giovanili del Trapani venendo prima allenato da Vincenzo Bonventre e poi dal “vate” Giovanni Olivastri. Gioca sempre e migliora, partita dopo partita, arrivando a sfiorare lo scudetto con la Berretti nella stagione 1985-86. Poi prende il volo, perché proprio nell’86, a 17 anni, viene ceduto al Foggia dove milita 5 anni, conquistando la promozione in serie A. Poi viene ceduto al Modena nel 1991 e nel 1993 ha la grande occasione. Passa al Parma che lo gira al Napoli nell’ambito dell’acquisto di Gianfranzo Zola. E, così, in Azzurro viene allenato da Marcello Lippi con il rosa, tra gli altri, un giovanissimo Fabio Cannavaro, il portiere Taglialatela, il futuro avvocato Fabio Pecchia. Disputa un precampionato stellare, e si sprecano i paragoni con il tenore Caruso. Poi, però, qualche problema fisico di troppo lo fermano, tanto che disputa solo 4 partite, segnando un gol in Coppa Italia. Rientra al Parma, dove gioca pochissimo, ma vince la Coppa Uefa nel 1994-95.

Si svincola dal Parma, passando, quindi, all’Ascoli di cui diventerà anche capitano. Gli ultimi campionati li disputa on Giulianova, Sambenedettese, Rieti e Vigor Senigaglia, prima di chiudere definitivamente la carriera con la Maceratese.

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