Fausto Grillo racconta la sua quarantena a Trapani

Il difensore granata è stato intervistato da un portale argentino, rompendo così il silenzio stampa imposto dalla società trapanese lo scorso 23 febbraio

Dopo quasi due mesi dall’ultima volta, un giocatore del Trapani ha rilasciato delle dichiarazioni pubbliche. Lo ha fatto Fausto Grillo attraverso un portale argentino, rompendo di fatto così il silenzio stampa imposto dalla società trapanese lo scorso 23 febbraio. Diversi i temi affrontati a cui ha risposto il giocatore granata e che sono stati tradotti dalla redazione di trapanigranata.it.

LA QUARANTENA

«C’è tutto quanto chiuso e mi sbatterei la testa al muro: sono annoiato di non poter fare una semplice passeggiata e tornare a casa. Vorrei uscire, ma non posso. Per fortuna ho con me la mia compagna. Con lei facciamo una routine giornaliera che comprende anche due allenamenti all’interno delle mura di casa per continuare ad avere il corpo allenato. Cerco di mantenere le abitudini che avevo durante i giorni lavorativi, anche se non è semplice».

GLI ALLENAMENTI E IL CIBO

«Vivo in un appartamento che non è molto grande: ho una cyclette e poi con i pesi mi mantengo in forma. Il nostro lavoro è prettamente fisico, quindi mi devo mantenere in forma. Non mangio dolci e sono arrivato alla conclusione con la mia ragazza che non deve preparare nessun dolce: l’unica eccezione accade il sabato con il “dulce de leche”. Per quanto riguarda la carne non è buona come quella argentina e non posso fare le grigliate con legna e carbone».

LE REAZIONI DALL’ARGENTINA

«Guardando i telegiornali argentini, all’inizio la mia famiglia aveva molta paura di quello che stava accadendo in Italia: sembrava “The Walking Dead”. La verità è che dobbiamo essere responsabili, restare a casa così non si corre nessun rischio. Stiamo facendo tutto come ci stanno chiedendo di fare e non c’è il rischio di niente. Nell’ultima partita giocammo contro l’Empoli, nonostante i diversi casi in Italia, e ci sono stati 15 giorni di controllo per tutti i giocatori: per fortuna non c’era nessuno che aveva sintomi».

L’APPRODO AL TRAPANI

«Era un momento brutto della mia carriera. Venivo dalla Turchia dove non mi sono trovato bene: non mi sono adattato ai costumi, alla lingua e alla religione. Finita la stagione, rimasto senza contratto, sono andato a Barcellona per allenarmi con un professore e dopo a novembre mi hanno preso al Trapani. La squadra si trovava all’ultimo posto in classifica ed il mio obiettivo, con il contratto in scadenza a giugno, era quello di fare più minuti possibili».

IL CAMPIONATO

«La Serie B mi ha sorpreso tantissimo ed il livello è molto alto. Mi aspettavo di meno e quindi sono molto soddisfatto. La maggior parte delle squadre giocano 3-5-2, come il Trapani. Io mi sono dovuto adattare nel ruolo di quinto nella fascia sinistra, facendo avanti e indietro. Ho fatto quattordici partite da titolare e la squadra stava crescendo, avvicinandosi alla zona playout e sono molto felice per ciò. Cercavo una formazione che giocasse con ritmo e a Trapani l’ho trovata».

LA RIPRESA

«Ci sono molti pareri discordanti per la ripresa. Con la situazione attuale il calcio è secondario: si deve prima risolvere questo virus, ritornare alla vita normale, dare cibo alle persone che non se lo possono permettere. Il calcio deve essere l’ultimo pensiero, nonostante io viva di calcio».

Redazione

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