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Il Trapani e la salvezza, Leto: nessuna tabella, vivi alla giornata

In esclusiva per trapanigranata.it il centrocampista della stagione 1992-93 torna a parlare della sua esperienza in maglia granata, dove fu anche tecnico a metà anni 2000

Trentadue partite in serie D, un gol nella stagione 1992-93, e un campionato vinto con il Trapani. Così Valerio Leto, centrocampista di spessore e di personalità, e con una lunga carriera tra i dilettanti, la serie D, la C2 e la C1, racconta la sua stagione da calciatore del Trapani, e da uomo di calcio a tutto tondo qual è affronta alcuni degli argomenti legati all’attuale pandemia da Covid-19, che tante conseguenze sta provocando sul mondo del calcio. Calciatore, allenatore, scopritore di talenti in giro per il mondo per il conto del Milan, e direttore tecnico, quella di Leto è una intera vita spesa sul rettangolo di gioco. Da calciatore, prima di essere notato dal Trapani, giocò col Vittoria e da ultimo col Mazara. Lasciato il Trapani, dove giocò con nomi del calibro di Mattia Esposito, Filippo Cavataio, Vito Incrivaglia, Nino Barraco, e con Arcoleo in panchina, approdò a Marsala diventando capitano e bandiera della squadra lilibetana dove vinse due campionati arrivando alla C1, e rimanendo fino alla stagione 1998/99. A seguire il Palermo di Morgia e il Foggia con un trio alla cui presidenza c’era il patron della Roma, Franco Sensi. L’ultima esperienza da calciatore, nel 2005 in serie D, col Venegono. Tra le esperienze da calciatore quella blasonata con il Trapani,  e da tecnico dei granata a metà anni 2000 dove prese il posto di Mazzara, che gli subentrò nuovamente dopo 5 partite. Ed è Valerio Leto a raccontare personalmente la sua esperienza al Trapani.

IL RICORDO
«Al Trapani arrivai in una grande società con Bulgarella presidente. Quella era una grande squadra, e tra noi calciatori c’era una grande amicizia e complicità. Eravamo un bel gruppo sia in campo sia fuori dal campo. Il legame tra noi era molto forte, al punto che 8 calciatori di quella squadra, tra cui io, vivevamo in un grande appartamento. Vincemmo quel campionato con il Trapani, con Arcoleo in panchina, ma il realtà lo avevamo vinto l’anno prima costruendo quella squadra. L’anno successivo si creò quel giusto mix tra le varie componenti che servono per fare dei risultati importanti. Dei tifosi del Trapani ho un ricordo straordinario. Rammento partite difficili in campi molto caldi come allora era in quel tempo. Conoscevo mister Arcoleo dalla mia esperienza al Mazara e fu lui a volermi fortemente al Trapani. L’anno successivo feci il ritiro con il Trapani, arrivando a giocare due partite di Coppa Italia, una in casa contro il Siracusa e l’altra contro il Licata. Poi passai al Marsala».

IL TRAPANI
«Seguo sempre il Trapani. Il rendimento nella fase iniziale del campionato di B molto probabilmente è stato condizionato dalla mancanza di un nucleo forte di giocatori. Il campionato cadetto è molto difficile e i giocatori del Trapani sono assolutamente validi, ma credo che la mancanza di quel nucleo di giocatori ad inizio stagione si sia fatto sentire. Castori è un tecnico navigato e di esperienza che ha preso in mano una squadra in una situazione molto difficile. Ritengo che il Trapani debba affrontare le 10 partite rimanenti della stagione, una alla volta, e senza pensare al risultato finale. Se vogliono mirare alla salvezza, anche arrivando ai play-out, la strada deve essere quella di affrontare un ostacolo alla volta. Avere una buona condizione mentale mette poi a posto anche la condizione fisica, anzi fa da stimolo per trovare la forza nelle gambe».

CORONAVIRUS
«Lo stop dei campionati è stato corretto perché non possiamo sapere che cosa sarebbe potuto accadere agli atleti vista l’elevata infettività del virus. Certo, prima o poi, si dovrà riprendere con le opportune precauzioni, ma secondo me con questo virus dovremo convivere in attesa di una cura definitiva. Certamente è opportuno adottare in via preventiva tutte le misure di cura per contrastarlo in tempo e non farlo progredire, nella sua dannosità, sull’essere umano. Sulla scelta di stoppare le attività sportive, e quindi non parlo solo di calcio, andrò in controtendenza, ma penso che sia stata una cavolata. Correre vicino casa o allenarsi in spazi aperti può fare solo bene all’essere umano. Lo sport è il miglior modo per allontanare le malattie. Sono giuste le restrizioni, visto che il Coronavirus è molto infettivo, ma fare sport in sicurezza con le giuste precauzioni avrebbe aiutato tutti».

VALERIO LETO OGGI
«Dopo la vita da calciatore la mia vita sportiva è continuata da tecnico. Sono stato allenatore del Marsala, dell’Alcamo, dove ho vinto anche un campionato. Ho fondato una scuola calcio nel mio paese di origine. Nel suo curriculum anche l’esperienza di osservatore del Milan dal 2009 al 2012, e di tecnico del Milan Academy dal 2012 al 2016, che lo ha portato in giro in tutto il mondo (Cina, Perù, Svezia, Bulgaria) per esportare il modello della società rossonera. Attualmente Leto è il direttore tecnico della scuola calcio Fair Play Messina, Centro tecnico di formazione Atalanta».

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