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Coronavirus, Francesco Gambicchia: “Lo Sport bene primario. Ma si riparta tutti o nessuno”

Le nostre interviste agli imprenditori per la ripartenza – Il fondatore della Asd Accademia dello Sport di Trapani: “Clamoroso l’errore di chi ci governa, siamo una medicina per il benessere fisico e mentale della gente”

Francesco Gambicchia è assieme a Vito de Simone, il fondatore della ASD Accademia dello Sport di Trapani: “Il nostro servizio è paragonabile ad un medicinale senza alcuna controindicazione, il benessere mentale e fisico dei nostri clienti”.

Ritiene le misure di contenimento pandemico adeguate?

“Fino ad ora in realtà siamo stati noi cittadini bravi ad accettarle, lo Stato è stato giusto ad intervenire, noi siciliani abbiamo fatto tesoro di quanto successo al Nord; ora però vanno ricalibrate secondo le emergenze territoriali, qui a Trapani abbiamo zero contagi da giorni. Chi assicura le direttive potrebbe quindi riaprire”.

Come vede il suo futuro?

“E’ dura ma per questo dobbiamo ripartire velocemente, non bastano i 600 euro, lo Stato deve intervenire su chi fa impresa e sostiene investimenti e costi come abbiamo fatto e stiamo facendo noi. Lo Stato deve darci una mano”.

Quali timori? Quali progetti?

“Nessun timore ma tante idee. Abbiamo fatto accordi con strutture ricettive sul mare per portare i nostri clienti a fare attività all’aperto. Tra l’altro siamo esclusivisti del marchio Street WorkOut, l’attività sportiva in strada con le cuffie, poco invasiva a livello acustico e sicura perchè forniremo i copricuffia singoli per evitare contagi. Inoltre stiamo predisponendoci per una probabile ed auspicabile riapertura il 18 maggio acquistando il necessario in termini di materiali e agendo a livello organizzativo sugli spazi interni e gli accessi alla struttura”.

Cosa direbbe ai suoi colleghi del settore?

“In realtà più che dire, stiamo già facendo, cooperando come associazioni di categoria per farci ascoltare dalle istituzioni; solo chi vive le realtà produttive sul campo può suggerire azioni concrete da intraprendere. Un esempio concreto: se si è riusciti a contingentare e regolarizzare i flussi di persone nei supermercati con il distanziamento sociale, noi non faremmo fatica ad organizzare accessi e attività di 20-30 sportivi in sicurezza. Il vero problema è che non si ritiene lo Sport un bene di prima necessità, sbagliando clamorosamente e non rendendosi conto che ci occupiamo di benessere, mentale e fisico delle persone. Noi offriamo un medicinale senza controindicazione”.

La critica più forte che si sente di fare?

“Ribadisco, sicuramente l’applicazione delle direttive nazionali senza tener conto delle specificità regionali da una parte, l’insufficienza degli aiuti economici da parte dello Stato dall’altra”.

La speranza più luminosa?

“Che questo periodo ci serva da lezione; noi imprenditori lo abbiamo pagato a caro prezzo, seppur abbiamo rivalutato tante cose relative alla sfera personale. Ecco, spero sia servito a tutti per migliorarci e prendere la vita più serenamente”.

Pensa che il Calcio debba ripartire?

“Da appassionato ma anche da addetto ai lavori non ha senso che riparta. Un conto è fare allenamenti individuali, un altro tornare a giocare partite ed andare in trasferta; e poi non sarebbe giusto, si riparte tutti o nessuno. Anche nelle categorie minori c’è gente che investe per il Calcio”.

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