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Trapani, adesso Alivision deve fare chiarezza

Quanta confusione da quando, nel marzo 2018, Vittorio Morace si tirò fuori. Da allora alla guida della società si sono alternati 3 massimi dirigenti ed un amministratore unico con 3 proprietà

Paola Iracani, come amministratore delegato, per 11 mesi e 29 giorni, Francesco Baglio da presidente per 3 mesi ed 8 giorni, Giorgio Heller ancora come massimo dirigente per 6 mesi e 6 giorni e, infine, Pino Pace, sempre come presidente, per 5 mesi e 12 giorni.

E’ l’incredibile sfilza di dirigenti che, in poco più di due anni, si è alternata al comando del Trapani. Davvero incredibile se si pensa come, prima di Paola Iracani, Vittorio Morace avesse tenuto le redini dei granata per quasi 13 anni e, prima di lui, bisogna risalire alla metà degli anni Settanta per trovare presidenze così brevi. E’ pur vero, però, che in questi ultimi due anni il Trapani ha cambiato tre proprietari, dalla Liberty Lines alla Fm Service e, un anno fa, alla Alivision. Ed è proprio da questo punto che i… conti non tornano.

La Liberty Lines ha scelto il suo CdA dopo il passo indietro di Vittorio Morace, e questo ha lavorato sino al passaggio di proprietà con la Fm Service. Stessa cosa è avvenuta con la società avellinese, perché al netto dell’esonero di Rubino, tutto sommato il gruppo dirigente è rimasto sempre uguale. Discorso diverso, invece, per la Alivision, società che detiene il 100% del pacchetto azionario e che, pertanto, non deve «trattare» con altri soci gli incarichi da assegnare all’interno della società.

In un anno è cambiato praticamente tutto e si è visto di tutto. Sono stati fagocitati due presidenti, Giorgio Heller e Pino Pace, cambiati dirigenti a go-go, non ultimi esperti di calcio come Paolo Giuliano, o, prima di lui, come Luca Nember. Già, perché l’ex ds era entrato in società come componente del CdA, voluto da Alivision, così come spiegò Fabio Petroni nella conferenza stampa di presentazione, per rendere più veloce il rapporto tra il campo e la società. Per evitare le «lungaggini». A distanza di pochi mesi, però, di quel progetto non è rimasto pressoché nulla, perché prima è stato esautorato Rubino, reintegrato nel suo ruolo di ds solo pochi mesi prima, poi è andato via pure Nember, nel frattempo «promosso» direttore sportivo. E con lui è naufragato anche quel progetto sbandierato da Petroni in conferenza stampa. Così, come nel «gioco dell’Oca», si è tornati alla casella di partenza senza passare dal via e trovandosi pure in una situazione peggiore, perché non si disponeva più di un ds in organico e le trattative nel finale del mercato di gennaio le ha portate avanti il direttore generale Mangiarano.

Alivision ha cercato di dare spazio agli imprenditori locali, chiamando in squadra Pino Pace, presidente della Camera di Commercio, e Massimo Marino, editore di Telesud, ma il passo indietro definitivo di Pace sembra far abortire anche questo progetto. Petroni, però, prima aveva rilanciato, annunciando una trattativa con Cutrufo, l’ex ed attuale patron del Siracusa, per il suo ingresso in società. Ma Cutrufo a stretto giro di posta si è affrettato a dire che c’era stato soltanto un pourparler. E poi, per proseguire nel tentativo di rilancio, Alivision ha deciso di chiamare in «squadra» il commercialista Salvatore Castiglione, professionista di grandissimo livello nel suo settore con importanti esperienze in politica, oltre che presidente di Airgest. Una mossa che sicuramente aveva il suo perché, ma Castiglione, si è subito tirato fuori.

Appare evidente, in conclusione, che all’interno del Trapani vi siano dei problemi, altrimenti non si potrebbe spiegare come la maggior parte di coloro che si avvicinano alla società, poi, decidono di andare via. E questo, nonostante il Trapani sia guidato da un socio che detiene il 100% del pacchetto azionario. La chiarezza, pertanto, a questo punto appare fondamentale. Chiarezza nei confronti di una piazza che, pur tra alti e bassi, ha sempre dimostrato il proprio attaccamento alla squadra, e non soltanto per gli importanti risultati sportivi che sono stati raggiunti negli ultimi dieci anni. Certamente le vittorie hanno il potere di attirare un numero maggiore di spettatori allo stadio, ma il Trapani era «vivo» anche il 17 settembre 2000 quando «esordì» in Eccellenza contro la Nissa, vincendo 3-1 davanti a 2000 spettatori, o ancora ad Alcamo quando, il 5 maggio 2007 con sugli spalti un nutrito e rumorosissimo gruppo di tifosi, i granata disputarono l’incontro più drammatico di sempre, i playout di Eccellenza con il Terrasini. Quella squadra vinse 5-0, ma un ko avrebbe significato retrocessione in Promozione.

Questo perché i calciatori, gli allenatori, i componenti dello staff ed anche le proprietà passano, ma non tramonta mai la passione dei tifosi per la loro squadra. La stessa passione che, spesso, gli fa vedere in anticipo quello che potrebbe accadere nel futuro.

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Michele sansica
Michele sansica
1 anno fa

Articolo senza senso..sono cose che si sanno..giusto per sputare sempre sul Trapani..

Michele Buffa
Michele Buffa
1 anno fa

Che dire, ridere per non
piangere. A schifiu sta finendo, altro che Livorno. Noi siamo finiti in mano a nessuno. Questa proprietà è peggio di quella di prima, ci sono creditori che bussano a quattrini, e le casse sono vuote, anzi c’è qualche ragnetto che nel frattempo ha fatto le ragnatele per tentare di acchiappare la sua vittima di turno.

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