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“Il Trapani è un sentimento, non un affare economico”

Il comitato “C’è chi il Trapani lo ama” si scaglia contro Alivision: “La squadra del Trapani non è il Trapani di Fabio Petroni”

Il Trapani di oggi, quello targato “Pe-Pe” (Petroni-Pellino) non è il vero Trapani, quello nel quale si riconoscono la città ed i tifosi, quello che viene seguito ed amato. Il Trapani di oggi in mano al 90% ad Alivision ed al 10% a Pellino è soltanto un affare economico.

E’ durissima la presa di posizione del comitato “C’è chi il Trapani lo ama” in seguito alla rottura definitiva nella trattativa per il passaggio del club da Alivision, e Pellino come socio di minoranza, al comitato stesso. Il quale sottolinea come, di fatto, la Alivision in meno di 24 ore abbia formulato tre differenti proposte per la vendita, con l’ultima ritenuta inaccettabile dal comitato stesso, tenuto al segreto in merito alle richieste dell’attuale proprietà che ha chiesto il “patto di riservatezza”.

“Abbiamo provato in tutti i modi ad assicurare la sopravvivenza del Trapani, dopo che Fabio Petroni in rappresentanza di Alivision aveva dichiarato di non essere più in grado di garantirne organizzativamente la continuità. Per dodici giorni, da quel 9 settembre in cui Petroni, pubblicamente, aveva sostenuto che avrebbe lasciato il Trapani alle condizioni prospettate dal Comitato, abbiamo pazientemente atteso che la proprietà fosse conseguente alle sue affermazioni – spiegano i rappresentanti del comitato -. L’ultimo atto ieri. Dopo avere indicato le ore 12 quale limite temporale massimo per ricevere la proposta nei termini indicati è stata trasmessa dal notaio Camilleri una prima bozza intorno alle 10.30, con alcune modifiche. Alle 12.30, quindi oltre il termine ultimo indicato, abbiamo ricevuto una seconda bozza, ancora con qualche altra modifica, ma sulla quale sembrava ci fossero margini di discussione. Abbiamo pertanto deciso, armati della pazienza che ci ha contraddistinto fin dall’inizio, di tralasciare la scadenza del termine e di proseguire nel dialogo, affinché si addivenisse ad una soluzione, nell’esclusivo interesse del Trapani e di Trapani. Senza aspettare neanche un riscontro da parte del Comitato, alle 18 circa, ci è pervenuta da parte dell’avvocato Rossi, sempre per il tramite del notaio Camilleri, una proposta completamente diversa, improponibile nei contenuti, che non possiamo divulgare perché è stato imposto dalla Alivision il patto di riservatezza, assolutamente distante dalle condizioni in precedenza delineate”.

“La squadra del Trapani non è il Trapani di Fabio Petroni. Il Trapani è un sentimento, non un affare economico”

Ed ancora: “Una netta chiusura da parte della proprietà, che ci ha costretto, nostro malgrado, a interrompere qualsiasi tipo di dialogo. L’interlocutore del Comitato, a questo punto, e lo diciamo con il massimo rammarico, non può essere più una proprietà che certamente non ha mostrato quella ragionevolezza da tutti auspicata. E’ evidente anche che oggi, a pochi giorni dall’inizio del campionato, con le scadenze federali ormai alle porte, con una situazione fortemente compromessa, con calciatori che hanno chiesto lo svincolo per giusta causa, con una squadra che non ha svolto nessun allenamento, con gli oneri economici ed operativi imposti dai protocolli sanitari, neanche le condizioni nei termini delineati sin dal 9 settembre dal Comitato, inizialmente verbalmente condivise dallo stesso Petroni, potrebbero più trovare attuazione. La squadra del Trapani non è il Trapani di Fabio Petroni, perché il Trapani, quello che abbiamo seguito ed amato in tanti anni di storia, è quello in cui si riconoscono i suoi cittadini ed i suoi tifosi. E’ un sentimento, non un affare economico.

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Pietro
Pietro
1 mese fa

Se tutti i creditori chiedessero istanza di fallimento per mancati pagamenti con pignoramento C/C,
tutti i giocatori la messa in mora e, quindi non accettare trasferimenti (Pettinari,etc …),Niente sponsorizzazione,cosi questi signori si ritroverebbero con un pugno di mosche.Solo cosi saranno
costretti ad andare via da Trapani.

Ettore
Ettore
1 mese fa

Il calcio, come tutti gli sport professionistici, è una azienda e quindi non si può amministrare con i sentimenti. E’ vero che ha un risvolto sociale, ma rimane sempre un’azienda. Più la Società è organizzata e genera redditività e mark up più la squadra che ha il brand è forte. Invece la domanda è un’altra, perchè il calcio di livello,tranne la parentesi decennale del Palermo, si ferma a Napoli? In Sicilia assistiamo da anni a fallimenti e cancellazioni dimostrando ancora una volta la nostra incapacità a fare impresa e svilupparla a livello internazionale. Questo handicap ricade su tutti i settori… Leggi il resto »

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1 mese fa

solo parole … i fatti sono diversi

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1 mese fa

Bravo parole sante

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1 mese fa

Eppure negli ultimi 50 anni quanti affari per lo più sporchi sono stati fatti alle spalle del trapani e dei suoi alpassiobati tifosi

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1 mese fa

X noi x loro solo busines

Piero
Piero
1 mese fa

A questo punto è meglio ripartire dalla serie d

Mario
Mario
1 mese fa
Reply to  Piero

Speriamo che il Dattilo si salvi cosicché il prossimo anno il trapani potrebbe acquistare il suo titolo sportivo per ripartire dalla serie D dato che questo Trapani non appartiene alla città e merita di sparire facendo affogare economicamente questi due affaristi che non meritano nessun rispetto e soprattutto…. Nessun spettatore pagante….

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