A Trapani i muri, forse avranno anche orecchie, ma certamente parlano. E da diversi giorni raccontano tutto il malcontento della città nei confronti di Valerio Antonini che, tra una penalizzazione e l’altra, sembra non comprendere ancora la portata di quello che sta accadendo e discute di vittorie, di ricorsi, di giustizia che verrà fatta ecc… C’è da augurargli che abbia ragione così che il suo non sia davvero un grande inganno, ma a oggi, a bocce ferme, le cose stanno in un modo diverso da quelle che Antonini, tra uno post e un video, tenta di disegnare. Innanzitutto, verrebbe da dire che se il presidente di Shark e Trapani avesse dimostrato la vitalità nel pagare tutto quello che c’era da pagare che invece sta dimostrando nel suo attivismo sui social probabilmente non staremmo qui a parlare di una situazione che resta drammatica. E invece Antonini sembra il violinista del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda. E almeno quella era una musica piacevole in un momento tragico. Tutto il contrario di quello che scrive e posta Antonini che, tra un insulto e l’altro, tra un’offesa e l’altra, una volgarità e l’altra prova a spiegare la sua verità.
Ma dicevamo dei muri di Trapani che, soprattutto nel centro storico della città e anche davanti al bar di proprietà del presidente, sono ricoperti di insulti – da condannare anche questi – ma pure da espliciti inviti ad andar via sino agli ultimi manifesti apparsi con il volto di Antonini vestito da clown. Pur condannando gli eccessi, questo è il sentimento della stragrande maggioranza della città. Prima illusa e poi tradita dalle promesse del patron romano. E non è un caso che questi nuovi manifesti con i quali Trapani si è svegliata ieri siano arrivati all’indomani della mano tesa dal presidente alla tifoseria granata che però di lui non vuole più saperne e glielo ha fatto capire in ogni modo.
Tutto questo non sarebbe accaduto e Antonini non si sarebbe ritrovato a combattere – almeno a sentire lui – contro tutto e tutti. Perché, e anche questa è una cosa che non si capisce, sembra che ce l’abbiano tutti con lui: dirigenti sportivi nazionali, amministratori comunali, giornalisti, tifosi, commercianti, imprenditori”.