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Pietro Zaini, l’uomo simbolo del Trapani di fine millennio

Intervista esclusiva all’ex calciatore granata che sfiorò il ritorno in serie C1. Profondo il legame creato tra lui e la città, come con i dirigenti di quel periodo

Pietro Zaini ha rappresentato l’uomo simbolo del Trapani di fine millennio. Arrivato nel 1997, dopo aver giocato nell’Ascoli, che poteva contare su campioni come Oliver Bierhoff in serie B, Zaini rimase a Trapani per due stagioni e mezzo. Andò via solamente per le difficoltà economiche in cui si trovava il club, prossimo poi al fallimento.

Era un Trapani appena retrocesso in serie C2, dopo aver sognato negli anni precedenti anche la serie B, persa a Gualdo nel 1995. Zaini era l’uomo su cui la società granata allora presieduta da Andrea Bulgarella puntò per ritentare il ritorno in serie C1.

Ciò non avvenne nel 1997-1998, nonostante un grande campionato da parte del Trapani. L’anno seguente, invece, fu caratterizzato dal cambio di proprietà da Bulgarella a Rosano e si concluse con una salvezza tranquilla. Si arriva dunque alla stagione 1999-2000, con ancora Zaini tra i protagonisti. Doveva essere il Trapani della rinascita e del nuovo tentativo di risalita, ma la vera squadra costruita con tali obiettivi si vide solamente in precampionato per le note difficoltà in cui si trovava il club.

Pietro Zaini oggi è il responsabile tecnico di una squadra nella sua Ascoli Piceno. In granata in 66 presenze in serie C2 mise a segno 11 gol . Poco più di due stagioni vissute con forti emozioni con il territorio trapanese.

L’APPRODO AL TRAPANI

«Poco prima di approdare al Trapani volevo smettere di giocare a calcio per motivi personali, ma mi venne data l’opportunità di continuare e di riiniziare tra i professionisti, quindi c’ho ripensato e poi sono ripartito. Quando arrivai in Sicilia c’era un po’ di malcontento per la retrocessione precedente e di conseguenza con una tifoseria che pretende l’anno successivo. Al primo anno facemmo i play-off per tentare di risalire e perdemmo poi con il Crotone. Nella serie C2 di allora c’erano giocatori molto validi tecnicamente e nonostante non avessimo vinto il campionato facemmo bene. L’anno dopo cambiò proprietà e ci siamo salvati anche con fatica, ma avevamo raggiunto l’obiettivo prima della fine del campionato».

DAL SOGNO ALL’INCUBO: L’ADDIO

«Non avevamo i campi per allenarci e non sapevamo dove andare a dormire. Bulgarella pur non essendo più presidente ci diede una grossa mano con i suoi hotel, ma ogni giorno cambiavamo e passavamo i pomeriggi in macchina senza sapere dove andare. Dopo le dimissioni di Capuano, facemmo la prima partita con il Catanzaro con Ruisi in panchina, nella quale pareggiammo senza schemi grazie ad una mia rete. Quello fu il gol dell’addio perché poi, come molti, dopo alcune partite andai via».

LA CITTA’ E LE PERSONE

«Trapani mi ha voluto bene ed io ho voluto molto bene alla città di Trapani. In società ho trovato delle persone splendide come il presidente Bulgarella, suo cognato Poma ed il dottor Mazzarella: so bene quanto queste persone ci tenevano allora e tengano tuttora alle sorti della squadra trapanese. A Trapani poi ho avuto un grosso amico che aveva un noto bar in Via Fardella dove passavo intere giornate: ho perso però i contatti con Nino perché sta in Giappone a fare il cuoco. Dopo il mio addio ritornai solamente una volta in vacanza a San Vito Lo Capo: verrei tutti gli anni per quel mare».

I RAPPORTI CON I COMPAGNI OGGI E L’ANEDDOTO

«Ho vissuto anche nel convitto dove vivevano i ragazzi del settore giovanile ed in questi giorni ho avuto modo di sentirli nuovamente dopo tanti anni, così come i tanti ex compagni: siamo ancora molto amici nonostante le distanze. Quest’anno, inoltre ho avuto modo di ritrovare Massimo Lo Monaco con il Frosinone. Quando sono venuti a giocare ad Ascoli sono andato a trovare il mio amico Manuel Milana, che fa il team manager e mi sono ritrovato anche lui. Molti non sanno che Lo Monaco andò a fare un provino al Milan e su c’era Oliver Bierhoff con cui avevo giocato ad Ascoli: gli feci mandare i saluti. Questo episodio l’abbiamo ricordato piacevolmente quando ci siamo rivisti».

IL TRAPANI OGGI

«Ho avuto modo di seguire il Trapani anche grazie a Luca Nember che reputo un buon direttore sportivo per il livello: mi dispiace che abbia lavorato poco a Trapani, ma auspico il meglio per il club trapanese. Nonostante il caos generato in questi mesi dal coronavirus spero che il Trapani si salvi: mantenere la categoria è fondamentale. Dopo l’Ascoli per me il Trapani è la mia seconda squadra».

 

Trapani 1997-1998

 

Trapani 1998-1999

 

 

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