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Minore: «A Trapani vogliamo regalare emozioni»

L’imprenditore è in trattativa per l’acquisto del Dattilo e in un post su Facebook spiega il suo amore nei confronti della Sicilia che lo porterà all’eventuale investimento

Con un lungo post scritto nella propria bacheca su Facebook, Ettore Minore spiega il suo amore per la Sicilia. Circostanza che l’ha portato ad essere il soggetto interessato alla rinascita del calcio a Trapani.

Un eventuale investimento da parte di Ettore Minore che ha avviato una trattativa con il Dattilo, scartando la possibilità di ricevere il titolo sportivo dal Comune di Trapani. 

Un post con una foto di Trapani vista da Erice, accompagnato dalle sue parole: “Questa è Trapani, bellissima, come il resto di questa regione chiamata Sicilia. In questa città stiamo cercando di creare qualcosa che dia orgoglio, senso di appartenenza ed emozioni. Ancora non sappiamo se ci riusciremo, ma ci proveremo fino alla fine”.

Minore poi continua: “Da Palermo a Catania, da Siracusa ad Agrigento, dalle Eolie alle Egadi, la Sicilia è un dono di Dio, è un’esplosione di bellezza, sapori, odori, sensazioni uniche al mondo. Allora come fa un posto baciato da Dio ad essere agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria e di qualsiasi settore? Retrovia per le Università, tra i più alti tassi di disoccupazione e non parliamo del settore sportivo soprattutto nel calcio. Negli ultimi anni ci sono stati più fallimenti di squadre calcistiche in Sicilia che nel resto d’Italia. Non ultimo un meno 10,7% nell’export nell’ultimo anno”.

Da anni l’imprenditore vive a Roma: “Sono andato via da Palermo giovanissimo – dice Ettore Minore -, sono cresciuto girando il mondo e confrontandomi con popoli diversi da me per cultura, religione e tradizioni e mi chiedo, se fossi rimasto nella terra che amo immensamente sarei l’Ettore di adesso? No, sarei una persona diversa, magari istruita, ma non cresciuta. Mi sarei fatto cullare dalla bellezza che mi circonda, dal mare meraviglioso, dai sapori meravigliosi, così senza avere una visione, un progetto, e facendomi governare da persone non all’altezza di quello che Dio gli ha offerto, mi sarei adeguato, e avrei guardato male e inveito contro chi, conterraneo cresciuto e visionario, avrebbe portato qualcosa di diverso e valido”.

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